TECNICA ED ESERCIZI

      IL  BODY BUILDING 
             


analizziamo un esercizio "fondamentale"
                        lo squat

Analizziamo 2 atleti con strutture funzionali diverse: tale procedimento ci aiuterà a spiegare cosa intendiamo per “ANALISI DELLO SQUAT”.
           

           
Osserviamo, quindi, i bracci di leva in pratica, nei 2 esempi proposti. Il braccio di leva del quadricipite dell’atleta a sinistra è la distanza BC. Il braccio di leva del gluteo è la distanza AB.
Questo fatto ci dice che nell’atleta preso in considerazione la catena cinetica della spinta è fortemente squilibrata sui motori dell’anca. Gli estensori del ginocchio sono sotto impegnati (power-lifter) ed il fatto si nota nel tempo con una loro minore ipertrofia, al contrario dei glutei (power-lifter). Nel caso dell’atleta a destra, i 2 bracci di leva si equivalgono: il dato rappresenta la condizione ideale per utilizzare lo squat con l’obiettivo di potenziamento della funzionalità e lo sviluppo muscolare equilibrato.
















 a destra un immagine di esecuzione dello squat
da parte del mitico  TOM PLATZ
GRANDE CAMPIONE
degli anni 70/80
consultando: wikipedia troverete i titoli di TOM
conquistati nella sua lunga carriera

                                            ANALISI DELLO SQUAT

Lo Squat è un esercizio che ripropone uno dei movimenti base dell’uomo. I muscoli e le articolazioni che lo permettono ed i sistemi che lo supportano sono gli stessi del salto e della corsa.
Questi sono i movimenti base che, attraverso un continuo lavoro adattivo, durato milioni di anni, hanno dato forma e funzione ai nostri arti inferiori. Per questo, lo consideriamo un esercizio base, insieme ad altri 2-3, perché ricalca un movimento basilare della specie umana, specialmente in funzione della sopravvivenza individuale.
Il movimento che l’uomo esegue tutti i giorni numerose volte e lo descrive perfettamente è il gesto di alzarsi dalla sedia, dopo l’atto del sedersi. Tale semplice gesto può essere considerato il minimo per l’efficienza per l’uomo. Quando non riesce più, si considera il soggetto “non autonomo”, bisognoso di assistenza per tutte le sue necessità. La ricaduta economica di tale evento è nota (spero) a tutti.
Dall’altro lato, ci sono gli eccellenti in questo movimento. Il primatista di salto in alto ci mostra questo movimento eseguito con la massima velocità verticale possibile. Un altro soggetto che eccelle in tale movimento è il power -lifter, il quale deve eseguire il movimento con il peso sulle spalle, flettendosi sulle ginocchia fino ad un punto basso convenuto: il più delle volte il femore resta parallelo al piano di appoggio.
La formula della potenza è la stessa, ma la variabile da portare al massimo non è la velocità, ma la forza. Il movimento consiste nell’allontanare il baricentro il più lontano possibile dalla terra in tutte e due gli esercizi.

ACCOSCIATE PER COSA?
Quindi, l’esercizio può essere un fine o un mezzo. Nel power-lifting (PL) è un fine. Nella ricerca di ipertrofia, efficienza, funzionalità, potenza è un mezzo. IL PL ha un obbligo di esecuzione: abbassarsi fin quando il femore è parallelo al suolo. Da qui la risalita.
Come vedete, il regolamento non chiede dove sia il bilanciere, nel senso che non chiede di abbassare il bilanciere di 20 o 30 cm: non è interessante. In pratica, il bilanciere è un semplice appesantimento del corpo. Si tratta di sedersi ed alzarsi con il carico del corpo artificiosamente appesantito. La strategia per sollevare più peso, una volta rispettata la regola
del femore parallelo al suolo, è quella di abbassare il bilanciere con le articolazioni impegnate aperte sull’angolo di massima efficienza.
È necessario utilizzare le fasi prima del punto critico per aumentare la quantità di moto, al fine di superare il punto di “slancio”. Nel caso della ricerca di ipertrofia ed efficienza, si massimizza il lavoro e, in una visione maggiormente approfondita, caricando l’articolazione il cui primo motore è l’obiettivo finale. In questa possibilità di trasferire una parte della tensione da un’articolazione ad un’altra c’è molto mestiere dell’allenatore.

ANALISI BIOMECCANICA
Tra i 2 punti, CAVIGLIE E BARICENTRO BILANCIERE/CORPO, ci sono 3 articolazioni impegnate nell’esercizio:
ANCHE;
GINOCCHIA;
CAVIGLIE.

CONCLUSIONI
L’accosciata (o squat o piegamento sulle ginocchia) – a cominciare da un’esecuzione a corpo libero fino a resistenze equivalenti al proprio peso corporeo – è un eccellente esercizio per incrementare pressoché tutte le capacità funzionali di un atleta.
L’esercizio deve essere eseguito con una tecnica ottima ed abbiamo visto che non per tutti questa sia naturale. Gli eventuali danni conseguenti all’esecuzione sono da annoverare ad un’insufficiente conoscenza di questa disciplina. Come è stato detto, non esistono esercizi che fanno male, ma esecuzioni mal eseguite.
     
  
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